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So we'll go no more a roving

Sun Feb 13, 2005, 10:13 AM
So we'll go no more a roving
so late into the night,
though the heart be still as loving,
and the moon be still as bright.

for the sword aoutwears its sheath,
and the soul wears out the breast,
and the heart must pause to breathe,
and love itself have rest.

Though the night was made for loving,
and the day returns too soon,
yet we'll go no more a roving
by the light of the moon.

George Gordon Byron

i 10 comandamenti

Thu Jan 27, 2005, 8:33 AM
Il testamento di Tito
(Fabrizio De Andrè)
«Non avrai altro Dio all'infuori di me»
spesso mi ha fatto pensare:
genti diverse venute dall'Est
dicevan che in fondo era uguale.
Credevano a un altro diverso da te
e non mi hanno fatto del male.
«Non nominare il nome di Dio,
non nominarlo invano».
Con un coltello piantato nel fianco
gridai la mia pena e il suo nome:
ma forse era stanco, forse troppo occupato,
e non ascoltò il mio dolore.
Ma forse era stanco, forse troppo lontano,
davvero lo nominai invano.
«Onora il padre, onora la madre»
e onora anche il loro bastone,
bacia la mano che ruppe il tuo naso
perché le chiedevi un boccone:
quando a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore.
«Ricorda di santificare le feste»,
facile per noi ladroni
entrare nei templi che rigurgitan salmi
di schiavi e dei loro padroni
senza finire legati agli altari
sgozzati come animali.
Il quinto dice: «Non devi rubare»
e forse io l'ho rispettato
vuotando, in silenzio, le tasche già gonfie
di quelli che avevan rubato.
Ma io, senza legge, rubai in nome mio,
quegli altri nel nome di Dio.
«Non commettere atti che non siano puri»,
cioè non disperdere il seme.
Feconda una donna ogni volta che l'ami
così sarai uomo di fede:
poi la voglia svanisce e il figlio rimane
e tanti ne uccide la fame.
Io, forse, ho confuso il piacere e l'amore,
ma non ho creato dolore.
II settimo dice: «Non ammazzare»
se del cielo vuoi essere degno.
Guardatela oggi, questa legge di Dio,
tre volte inchiodata nel legno:
guardate la fine di quel nazareno,
e un ladro non muore di meno.
«Non dire falsa testimonianza»
e aiutali a uccidere un uomo.
Lo sanno a memoria il diritto divino,
e scordano sempre il perdono:
ho spergiurato su Dio e sul mio onore
e no, non ne provo dolore.
« Non desiderare la roba degli altri,
non desiderarne la sposa».
Ditelo a quelli, chiedetelo ai pochi
che hanno una donna e qualcosa:
nei letti degli altri già caldi d'amore
non ho provato dolore.
L'invidia di ieri non è già finita:
Stasera vi invidio la vita.
Ma adesso che viene la sera ed il buio
mi toglie il dolore dagli occhi
e scivola il sole al di là delle dune
a violentare altre notti:
io, nel vedere quest'uomo che muore,
madre, io provo dolore.
Nella pietà che non cede al rancore,
madre, ho imparato l'amore.

...

Sat Jan 15, 2005, 5:49 AM
111 giorni all'esecuzione.

Da ragazzino a Roma frequentavo un liceo del centro. Cose da pazzi. Uno di Centocelle seduto al banco di una scuola di via Giulia. Pieno centro di Roma. Pieno di cultura. Pieno di stronzi. Dovevo prendere tre autobus per arrivare. Tre autobus per cinque anni fanno seimila autobus e nessun amico. Il terzo giorno di scuola il mio compagno di banco mi ha chiesto se il mio sarto era Al Capone. Diceva che mi vestivo come un emigrante siciliano a Detroit. Avevo indosso i vestiti di mio padre. Ogni giorno era come indossare la storia della mia famiglia. Meridionali con il mito della capitale. Si chiamava Bruno il mio compagno di banco.
Bruno, io quei vestiti li ho cuciti sulla pelle, anche nudo sulla sedia elettrica avrò addosso la dignità di mio padre. C'è una sola piccola macchia sul quel vestito: il suo sogno di vedermi trasformato in un piccoloborghese, un mitico bancario. A te, Bruno, bastava che ti togliessero il Loden verde per scoprire il vuoto di cui sei fatto. I soldi di tuo padre, l'attico in centro, il motorino più figo della scuola non sono bastato a riempirti quel vuoto. Ti mancava la dignità. E non eri il solo. C'era più razzismo in quella classe di liceo che in un'intera manifestazione del Ku-Klux-Klan. Le amicizie non nascevano per affinità ma per residenza anagrafica. Quelli del centro storico erano i primi. Poi tutti gli altri. In fondo, per ultimo, Jack e i suoi seimila autobus di periferia.
Bruno, ascoltami. Sto per morire. E' arrivato il momento di dirti qualcosa di importante. A te e a tutti quei figli di papà che giudicano le persone per il vestito, per la marca del motorino o per il quartiere di residenza. Non posso restituirvi il male che mi avete fatto. Posso dirvi solo una parola. Una parola vuota come il vuoto che avete dentro.

...Vaffanculo.

Le carezze

Sat Jan 15, 2005, 5:48 AM
Per una volta parliamo di carezze. Questo gesto in estinizione. Questo gesto rivoluzionario, incompreso perfino dal vocabolario. Carezza: "Tenera dimostrazione di amorevolezza o di benevolenza un po' leziosa che si fa lisciando con il palmo della mano. Esempio: far le carezze al gatto". Al gatto? Rendetevi conto a chi stiamo delegendo il senso più profondo della vita: a un intellettuale sventurato che inventa vocabolari con un siamese sul computer. Cancelliamo l'abbecedario delle bestie da terza elementare e riscopriamo il significato di "carezza".
Carezza: tocco della vita. Il Cristo ha resuscitato i morti con una carezza. C'è riuscita persino Moana Pozzi buon'anima. In una vera carezza non c'è nè amorevolezza nè benevolenza cogliona. In una vera carezza c'è la cognizione del dolore, soprattutto la comprensione del dolore dell'altro. Un uomo che accarezza un altro uomo sul viso deve superare due cose. La paura che gli si gridi: " A frocio!! " e la paura di ricevere un calcio nelle palle. E me la chiami "leziosa" la carezza?
Un camionista vi taglia la strada, scende con un cacciavite in mano. Avete tre possibilità. Chiudervi in macchina gridando aiuto. Dargli un pugno in faccia prima che lui dica "A". Oppure sferrargli una carezza, il più pazzo e rivoluzionario gesto che si possa fare in quel momento. Le rerazioni possibili del camionista incazzato sono due. La prima, vi ammazza. ( Ma la carezza per essere tale deve includere anche questo richio, pari a quello di accarezare un lebbroso.) La seconda che scommetto a voi bambini sorprenderebbe, è che all'omone gli cade il cacciavite di mano e gli vengono i lucciconi. A questo punto peròvi consiglio di andarvene, a meno che non vogliate intraprendere una relzione omosessuale con il camionista di cui sopra. Perchè reggere il voltaggio di una vera carezza è difficile. Per esempio, i vangeli non ci raccontano tutta la veritàa sul entimento provato da Lazzaro dopo essere stato resuscitato. Potete giurarci che odiò il Cristo con tutta la sua anima. E' con una carezza che Maometto sposta la montagna e la morte si riconcilia con la vita. La carezza è un ponte tra due abissi di solitudine. Perchè il cielo e la terra passeranno, ma certe carezze non passeranno mai.

Jack Folla
un d.j. nel braccio della morte.
Diego Guccia

ho imparato a sognare

Sat Jan 15, 2005, 5:46 AM
» Ho imparato a sognare «
Ho imparato a sognare,
che non ero bambino
che non ero neanche un'età
Quando un giorno di scuola
mi durava una vita
e il mio mondo finiva un po' là
Tra quel prete palloso
che ci dava da fare
e il pallone che andava
come fosse a motore
C'era chi era incapace a sognare
e chi sognava già
Ho imparato a sognare
e ho iniziato a sperare
che chi c'ha avere avrà
ho imparato a sognare
quando un sogno è un cannone,
che se sogni
ne ammazzi metà
Quando inizi a capire
che sei solo e in mutande
quando inizi a capire
che tutto è più grande
C'era chi era incapace a sognare
e chi sognava già
Tra una botta che prendo
e una botta che dò
tra un amico che perdo
e un amico che avrò
che se cado una volta
una volta cadrò
e da terra, da lì m'alzerò

C'è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò

Ho imparato a sognare,
quando inizi a scoprire
che ogni sogno
ti porta più in là
cavalcando aquiloni,
oltre muri e confini
ho imparato a sognare da là
Quando tutte le scuse,
per giocare son buone
quando tutta la vita
è una bella canzone
C'era chi era incapace a sognare
e chi sognava già

Tra una botta che prendo
e una botta che dò
tra un amico che perdo
e un amico che avrò
che se cado una volta
una volta cadrò
e da terra, da lì m'alzerò

C'è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò

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